Abstract:
L idea progettuale nasce durante la redazione della prova di curatela in cui si ricercavano affinità tra l architetto Innocenzo Prezzavento e l artista Tullio Pericoli entrambi marchigiani entrambi profondamente legati al paesaggio come materia di lavoro memoria e visione. Il punto di incontro tra i due è rappresentato dalla Voliera nel Bosco progettata da Prezzavento nel 2001 per la residenza di Pericoli a Rosara. Una struttura sospesa e permeabile retta da un sistema di carrucole pesi e contrappesi in grado di abbassarsi sotto il peso della neve e di respirare insieme al bosco che la circonda. Quell opera è diventata il fulcro ispirativo dell intero progetto. All interno della Cartiera Mondadori di Ascoli Piceno è stato immaginato un nuovo paesaggio immersivo che prende forma a partire da quella stessa logica progettuale: sospensione leggerezza attraversamento adattamento. Al piano primo lo spazio è stato reinterpretato attraverso la realizzazione di una voliera in scala reale che diventa ambiente attraversabile e abitabile dal pubblico. Un gesto architettonico che mira a ricreare all interno del grande vuoto esistente una condizione di sospensione percettiva e simbolica dove il visitatore possa sostare osservare e interagire con lo spazio. Il materiale principale è la rete la stessa evocata dalla struttura originale ma riutilizzata anche al piano terra come tessuto mobile con tende scorrevoli fissate al soffitto che contribuiscono a rendere l ambiente fluido e adattabile. Elemento centrale del progetto è la rampa che nasce dalla volontà di collegare verticalmente i due piani sfruttando il grande vuoto lasciato dalla storica macchina continua presente nella cartiera. La rampa diventa dispositivo spaziale e narrativo: una salita dolce e progressiva che accompagna il visitatore dalla mostra permanente al piano terra fino alla voliera sospesa del piano superiore. L ascesa è graduale e percettiva: chi sale osserva dall alto le installazioni sottostanti e inizia a intravedere poco a poco il nuovo paesaggio proposto. È una transizione densa di significato un esperienza pensata per risvegliare sensazioni e domande sul rapporto tra spazio industriale natura e forma. Il tentativo non è stato quello di replicare l opera di Prezzavento ma di riattivare il suo metodo: ascoltare il luogo cogliere le tensioni invisibili tradurle in un gesto progettuale che sappia dialogare con lo spazio con la storia e con il corpo. Mirà la Fabbrica del Paesaggio vuole essere un esperimento di trasformazione silenziosa: da contenitore industriale abbandonato a dispositivo sensoriale e culturale capace di evocare nuovi modi di abitare e leggere il paesaggio.